Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/124

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118 canto vii.


La vita a l’uom non ha pregio nessuno,
Dritto e vero dirai. Le notti e i giorni
Tragge in ozio il nocchiero; ozio il perenne
20Sudar ne le officine; ozio le vegghie
Son de’ guerrieri e ’l perigliar ne l’armi;
E ’l mercatante avaro in ozio vive:
Chè non a se, non ad altrui, la bella
Felicità, cui solo agogna e cerca
25La natura mortal, veruno acquista
Per cura o per sudor, vegghia o periglio.
Pure a l’aspro desire onde i mortali
Già sempre infin dal dì che ’l mondo nacque
D’esser beati sospiraro indarno,
30Di medicina in loco apparecchiate
Ne la vita infelice avea natura
Necessità diverse, a cui non senza
Opra e pensier si provvedesse, e pieno,
Poi che lieto non può, corresse il giorno
35A l’umana famiglia; onde agitato
E confuso il desio, men loco avesse
Al travagliarne il cor. Così de’ bruti
La progenie infinita, a cui pur solo,
Nè men vano che a noi, vive nel petto
40Desio d’esser beati; a quello intenta
Che a lor vita è mestier, di noi men tristo