Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/125

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canto vii. 119


Condur si scopre e men gravoso il tempo,
Nè la lentezza accagionar de l’ore.
Ma noi, che ’l viver nostro a l’altrui mano
45Provveder commettiamo, una più grave
Necessità, cui provveder non puote
Altri che noi, già senza tedio e pena
Non adempiam: necessitate, io dico,
Di consumar la vita: improba, invitta
50Necessità, cui non tesoro accolto,
Non di greggi divizia, o pingui campi,
Non aula puole e non purpureo manto
Sottrar l’umana prole. Or s’altri, a sdegno
I vòti anni prendendo, e la superna
55Luce odiando, l’omicida mano,
I tardi fati a prevenir condotto,
In se stesso non torce: al duro morso
De la brama insanabile che invano
Felicità richiede, esso da tutti
60Lati cercando, mille inefficaci
Medicine procaccia, onde quell’una
Cui natura apprestò, mal si compensa.

     Lui de le vesti e de le chiome il culto
E de gli atti e de i passi, e i vani studi
65Di cocchi e di cavalli, e le frequenti
Sale, e le piazze romorose, e gli orti