Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/128

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122 canto vii.


In suo chiuso pensier natura abbella,
Morte, deserto avviva. A te conceda
Tanta ventura il ciel; ti faccia un tempo
120La favilla che ’l petto oggi ti scalda,
Di poesia canuto amante. Io tutti
De la prima stagione i dolci inganni
Mancar già sento, e dileguar da gli occhi
Le dilettose imagini, che tanto
125Amai, che sempre infino a l’ora estrema
Mi fieno, a ricordar, bramate e piante.
Or quando al tutto irrigidito e freddo
Questo petto sarà, nè de gli aprichi
Campi il sereno e solitario riso,
130Nè de gli augelli mattutini il canto
Di primavera, nè per colli e piagge
Sotto limpido ciel tacita luna
Commoverammi il cor; quando mi fia
Ogni beltate o di natura o d’arte,
135Fatta inanime e muta; ogni alto senso,
Ogni tenero affetto, ignoto e strano;
Del mio solo conforto allor mendico,
Altri studi men dolci, in ch’io riponga
L’ingrato avanzo de la ferrea vita,
140Eleggerò. L’acerbo vero, i ciechi
Destini investigar de le mortali