Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/146

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140 canto xx.


70Ampie fenestre sibilando il vento,
Rimbombaro i sollazzi e le festose
Mie voci al tempo che l’acerbo, indegno
Mistero de le cose a noi si mostra
Pien di dolcezza; indelibata, intera
75Il garzoncel, come inesperto amante,
La sua vita ingannevole vagheggia,
E celeste beltà fingendo ammira.
     O speranze, speranze; ameni inganni
De la mia prima età! sempre, parlando,
80Ritorno a voi; chè per andar di tempo,
Per variar d’affetti e di pensieri,
Obbliarvi non so. Fantasmi, intendo,
Son la gloria e l’onor: diletti e beni
Mero desio: non ha la vita un frutto;
85Inutile miseria. E sebben vòti
Son gli anni miei, sebben deserto, oscuro
Il mio stato mortal, poco mi toglie
La fortuna, ben veggo. Ahi, ma qualvolta
A voi ripenso, o mie speranze antiche,
90Ed a quel caro immaginar mio primo;
Indi riguardo il viver mio sì vile
E sì dolente, e che la morte è quello
Che di cotanta speme oggi m’avanza;
Sento serrarmi il cor, sento ch’al tutto