Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/156

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150 canto xxi.


Quando tu siedi a l’ombra, sovra l’erbe,
115Tu se’ queta e contenta;
E gran parte de l’anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, a l’ombra,
E un fastidio m’ingombra
120La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E per nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
125Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
130Dimmi: perchè giacendo
A bell’agio, ozioso,
S’appaga ogni animale;
Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?

     Forse s’avess’io l’ale
135Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,