Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/32

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26 canto ii.

Come cadrà? come dal tempo ròsa
Fia vostra gloria o quando?
Voi, di che ’l nostro mal si disacerba,
65Sempre vivete, o care arti divine,
Conforto a nostra sventurata gente,
Fra l’itale ruine
Gl’itali pregi a celebrare intente.

     Ecco voglioso anch’io
70Ad onorar nostra dolente madre
Porto quel che mi lice,
E mesco a l’opra vostra il canto mio
Sedendo u’ vostro ferro i marmi avviva.
O de l’etrusco metro inclito padre,
75Se di cosa terrena,
Se di costei che tanto alto locasti
Qualche novella a i vostri lidi arriva,
Io so ben che per te gioia non senti,
Chè saldi men che cera e meri ch’arena,
80Verso la fama che di te lasciasti,
Son bronzi e marmi; e da le nostre menti
Se mai cadesti ancor, s’unqua cadrai,
Cresca, se crescer può, nostra sciagura,
E in sempiterni guai
85Pianga tua stirpe a tutto il mondo oscura.