Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/42

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36 canto iii.

     Certo senza de’ numi alto consiglio
Non è ch’ove più lento
E grave è ’l nostro disperato obblio,
A percoter ne rieda ogni momento
20Novo grido de’padri. Ancora è pio
Dunque a l’Italia il cielo; anco si cura
Di noi qualche immortale:
Ch’essendo questa o nessun’altra poi
L’ora da ripor mano a la virtude
25Rugginosa de l’itala natura,
Veggiam che tanto e tale
È il clamor de’ sepolti, e che gli eroi
Dimenticati il suol quasi dischiude,
A ricercar s’a questa età sì tarda
30Anco ti giovi, o patria, esser codarda.

     Di noi serbate, o gloriosi, ancora
Qualche speranza? in tutto
Non siam periti? A voi certo il futuro
Ignoranza non copre: io son distrutto
35Ed annullato dal dolor, chè scuro
M’è l’avvenire, e tutto quanto io scerno
È tal che sogno e fola
Fa parer la speranza. Anime prodi,
A i tetti rostri inonorata, immonda