Pagina:Leopardi - Epistolario, Le Monnier, 1934, I.djvu/272

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ANNO ISIS* - LETTERE 11)3-106 237 Sig.r Conte suo Padre, e l’amabilissimo suo Sig.r Fratello, e mi creda sempre con la più alta stima di Lei, veneratissimo Sig.r Conte, Dev.mo Obbl.mo Serv. ed Amico. 165. Di Vincenzo Monti.1 Milano 20 Febbraio 1819. Stimatissimo signor Conte ed Amico. È già poco meno d’un mese, che da Roma ebbi le vostre belle e veramente italiane canzoni: del caro dono delle quali il nostro Giordani mi avea già dato l’avviso. Io lo ho lette e rilette con piacere incredibile: e non so vedervi altro difetto che l’averle voi intitolate a chi meno lo meritava. Lodo il nobile vostro proponimento di non dedicarle a verun potente; ma temo non vi torni a lode egualmente l’averle sacrificate a un meschino quale sono io. Pel vero amore che i vostri talenti m’ispirano io desidero che ninno vi biasimi di questa tanta gentilezza e benevolenza. Ben vi dico che dell’onor fattomi vi ringrazio, e che il core mi gode nel veder sorgere nel nostro Parnaso una stella, la quale se manda nel nascere tanta luce, che sarà nella sua maggior ascensione? State sano e credete vera l’espressione della mia stima ed amicizia. 166. Di Giambattista Niccolini.2 Firenze 22 Febbraio 1819. Pregiatissimo Signore. Attribuisco alla sua bontà le lodi delle quali V. S. m’è si cortese nella sua lettera,s e alla sua modestia il sentire tanto 1 Questa lettera, pubblicata primamente da C. Anton A-Tuaversi nel Fanf ulla della Domenica dei 30 giugno 1889 sull’autografo acquistato a un’asta in Parigi dal marchese Ferraioli, toglie gran valore all’asserzione ili F. De Sanctis, il quale, basandosi anche sul falso presupposto che il Monti non si fosse pur degnato di rispondere alla Dedicatoria di G., aveva asserito che «il Monti non comprendeva Leopardi». Ciò fu ben rilevato dal D’Ovidio, in Un giudizio di F. De Sanctis smentito da un documento (Napoli, 1889). L’Antona-Traversi, non ostante che nulla vieti di ritenere sincere le espressioni di stima e di speranza nel brillanto ingegno di G., che si leggono in questa lettera, come in quella degli 8 marzo ’17 (num. 33), continuò a credere che il Monti non avrebbe accettata la dedica né risposto a G., se il Giordani non ve lo avesse spinto. E cita a provai brani di lettere di G. al Giordani dei 27 novembre ’18 (num. 137), 25 dicembre ’18 (num. 142), e quello della lettera di G. al Monti 12 febbraio ’19 o In verità che l’offerta ecc.» (num. 156), in séguito alla quale sarebbe venuta la presente lotterà di ringraziamento. Se non che l’affermazione dell’AntonaTraverai non sembra, dalla citazione di questi brani e dal poco che vi aggiunge di suo a commento, punto giustificata. Il Bertoldi invece sostiene, e con miglior ragione, che «il Monti, con questa lettera, non solo mostrò di comprendere assai bene il Leopardi, ma ne presenti chiaramente la futura grandezza» (vedi Epistolario di V. Monti cit.., voi. V, pp. 159-60; e cfr. anche la precedente lettera del Cancellieri a G.). 2 Dall’autografo, nella Nazionale di Napoli. 3 Questa lettera manca; ma dalle altro spedite quasi contemporaneamente da G. ad altri por accompagnare il dono delle sue canzoni, si può facilmente indovinarne il contenuto e lo stile.