Pagina:Leopardi - Epistolario, Le Monnier, 1934, I.djvu/193

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100 EPISTOLARIO perché non risposi alla vostra dei I fi gennaio? — Oh qui bisogna elio siato buono e indulgente; e perdoniate. Ho sempre avuto desiderio di scrivervi: ma figuratevi quante brighe ha, ehi abita un paese grande; e riceve molte ineumbenze da molti abitatori di piccoli paesi. Volevo anche combinare qualche cosa sulla vostra lettera dionisiaca; e combinare con Mai; che prima è stato lungamente ammalato, poi occupatissimo. — Ma dovevo scrivervi almeno due righe. — Non mi difendo d’aver torto: ma perdonate qualche tardanza, a chi è debole di salute, bisognoso di molto sonno, e di mollo camminare, e pieno di brighe: perdonate a chi vi ama infinitamente: remilluntur multa fi qui diligi! mullvtn. Mi accorate, mostrandoraivi cosi malinconico. Oli se io potessi rallegrarvi! Per carità fatevi coraggio: voi mi atterrate, quando mi vi mostrate in languore o patimento. Credevo di vedervi in maggio: ma bisogna soddisfare a mio fratello; che non vuole aspettare; e bisogna andar prima a Venezia. Ad ogni modo ci vedremo in quest’anno; e sarò prima da voi che in Roma, e per questa sola cagione passerò per la via di Loreto, e non per la più breve di Toscana. Fatevi dunque animo: fate che io vi trovi prosperoso. Come va la salute, che non me ne dite niente? Oh abbiatene gran cura. È pur corea una stagione favorevole. Fate moto? Camminate molto t Se vi ostinate a non aiutarvi, e conservarvi, io perdo pazienza. Sono giunti i Colombini? il Senofonte? che da Piacenza mi giurano spedito da tanto tempo. Che è quella seconda lettera erudita, che mi accennaste? 1 ditemene almeno il soggetto. Caro Giacomino, vi raccomando la saluto, e l’allegria. Se alla salute è indispensabile assolutemente l’uscire un poco di costi, m’inginocchierò a vostro padre; e forse si troverà modo a conseguirne questa grazia. Intanto non vi abbandonate cosi alla tristezza. Eh, so vi toccasse di patire quel che ho patito io, e tanti altri; che fareste allora? Sappiate godere tanti vantaggi che avete. Amatemi, e non dubitate mai di me; che v’assicuro, mi fareste grande ingiuria. Non crediate che io sia egoista, come i più. Benché lontano, benché non prima veduto, vi amo tenerissimamente; e vi amerò costantissimamente. Cosi potesse rallegrarvi e giovarvi il mio amore. Addio addio. 101. Del padre Giuseppe M.a Silvestrini.2 Roma-Minerva-Ospizio 24 Febbraio 1818. Stimatisi.0 Sig. Conte. Tandem aliguando dal I’. M. Taylor ricevo la sospirata risposta che accludo.® Si assicuri, che ho insistito almeno per cinquanta volto, onde non è mia la colpa di tanta tardanza. Si prosegue l’edizione delVAiinibal Caro a spese della Duchessa di Dewonshire, la quale dicesi che accorderà premio a chi trovi errore nella stampa ilei de Romanis, la quale sarà senza meno superiore a quella di Milano. Equivocai tra la suddetta signora, e la Principessa di Galles.4 11 Ministro di Portogallo ha regalato alla nostra Libreria una copia della 1 Nolla lett. 98. 2 Dall’autografo, nella Nazionale di Napoli. 3 È la risposta a quesiti filologici che G. aveva trasmessi, a mezzo del.Silvestrini, al P. Taylor, e concernenti specialmente termini di marineria, non so per qualo uso o scopo (cfr. lett. 75). Di detto risposta non lm trovato nessuna traccia.

  • Cfr. la stessa lett. 75, fine.