Pagina:Leopardi - Epistolario, Le Monnier, 1934, I.djvu/364

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APPEN DICK 329 la neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la piscia nel vostro portone,, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni, ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro anno gli porterò un po’ di merda. Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il (piale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, o farete cosi. Dentro l’anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un orinale, e mischiateli ben bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l’anessa chiave aprite il baulle. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perché sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li comi segnati col rispettivo numero. Ognuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del corno che gli toccu, faccia a baratto con li comi delli compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. I"n altr’anno poi si vedrà di far meglio. Voi poi Signora carissima avvertite in tutto quest’anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col caffè che già si intende, ma ancora con pasticci, crostar«, cialde, cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, o so darete un pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra conversazione si chiamarà la conversazione del pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno, ghiotti, indiscreti, somari, scrocconi dal primo fino all’ultimo. La Befana. versione dolla contessa Adelaide, l’intervento dsi Leopardi allo conversazioni di casa Roberti continuò poi abbastanza assiduo; come si ricava dalla lettera di G. a Venanzio Broglio, dei 21 agosto ’19 (223). Anche in altre nobili famiglie recanatesi, corno degli Antici, Massucci, Molchiorri, Carradori, Gnlamini, Torri, Politi, Colloredo, si teneva circolo a quol tempo, con perfetta civiltà o signorilità: vi si conversava, vi si giocava alle carte, agli scacchi, al bigliardo, e talvolta anche vi si dava qualche produzione drammatica. In Recanati c’era inoltre un pubblico ritrovo o casino, e un teatro con frequenti e buoni spettacoli: il che prova cho quella cittadina non fosse poi tanto selvatica e disprezzabile. L’amicizia di Monaldo per la famiglia Roberti rimase sempre spiccatissima e inalterata. Monaldo seguitò ad essere il consigliere autorevole della marchesa Volunnia, cho nel suo testamento lo nominò oredo fiduciario universale. Quando ai 1(1 dicembre 1837 la marchesa mori (il marito era mancato tre anni prima), Monaldo ne senti un doloro e «un vuoto immenso«; poiché «una confidenza e un’amicizia sincera lunga quanto la vita non si compensa». Circa alla letterina di Giacomo, camuffatosi in Befana, scritta da lui in caratteri grandi stampatelli, come per contraffare la sua scrittura ordinaria, è certo che non fu inviata a destinazione, non ostante che fosse stata chiusa e sigillata con un sigillo in ceralacca portanto nel centro l’impronta dell’animalo singolarmente protetto da Sant’Antonio abbate, e nel contorno lettore poco loggibili; e abbia il sogno della lacerazione prodotta dall’apertura: la soverchia libertà del dettato, e specialmente alcune parole di crudo realismo, dovettero trattenere la famiglia dal darò esecuzione allo scherzo, per quanto innocente. E cosi si spiega cho l’autografo rimase sempre in casa Leopardi.