Pagina:Leopardi - Operette morali, Chiarini, 1870.djvu/46

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

xxxxij

CHIARINI


conseguenze; io ho detto: dalla religione sono derivati questi e questi altri danni al genere umano. Vedete che dall'una cosa all'altra c'è differenza. E tanta differenza, che io potuto negare a voi che quelle conseguenze sian vero; voi non avete negato e non potevate negare che i fatti da me accennati siano avvenuti.
Il maggior difetto della morale religiosa proviene da ciò, che si volle porne l'origine fuori dell'uomo, anzi fuori del mondo, e si presentò come un dovere da adempiere, come un comando da obbedire. Ora la natura degli uomini è tale, ch'essi saran sempre pronti a mancare a un dovere, a disobbedire un comando, quante volte trovino in ciò il loro tornaconto. L'uomo è tanto malvagio quanto gli bisogna, dice il Leopardi nei Pensieri; e nel dialogo tra Timandro ed Eleandro mette in bocca dell'uno queste parole: ad ogni vizio o colpa che veggo in altrui, prima di sdegnarmene, mi volgo a esaminare me stesso presupponendo in me i casi antecedenti e le circostanze convenevoli a quel proposito; e trovandomi sempre o macchiato o capace degli stessi difetti, non mi basta l'animo d'irritarmene. Riserbo sempre l'adirarmi a quella volta che io vegga una malvagità che non possa aver luogo nella natura mia: ma fin qui non ne ho potuto vedere. La ipocrisia umana grida contro queste sentenze, che le paiono giudicare troppo duramente e ingiustamente il genere nostro; e chi grida più forte sono coloro che non risparmierebbero un'ora di prigione all'uomo che per fame rubò uno scudo, ma si cavano rispettosi il cappello ed ossequenti si incurvano al ladro titolato che va in carrozza. Considerando la mia vita, io non la trovo macchiata da nessuna di quelle colpe che le leggi umane puniscono, e mi accorgo di non aver