Pagina:Leopardi - Operette morali, Chiarini, 1870.djvu/47

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DIALOGO.

xxxxiij


mancato quasi mai volontariamente a' miei doveri d'uomo e di cittadino; ma se scendo per poco dentro me stesso, e mi interrogo sinceramente, sento che debbo ripetere anch'io le parole di Eleandro. L'uomo è fatto così: ma qual colpa n'ha egli? e che vergogna c'è a riconoscersi tale? É legge suprema di natura che tutto ciò che è capace di amore, ami sopra ogni cosa sè, anzi non ami altri che sè, ed ami sè negli altri. La verità di questa legge io la sento così forte in me stesso, la veggo così luminosamente provata da tutti gli atti di tutti gli esseri che mi circondano, che sarei tentato di dire che, come l'amore di sè è essenziale a tutte le cose che sono, così è la ragione dell'essere di tutte le cose. Se l'anima dell'universo fosse capace di amore, l'universo non potrebbe amare che sè; e i beni e i mali nostri, le nostre gioie e i dolori non sarebbero che un effetto di ciò. L'amore di Dio, della patria, della gloria; l'amore del prossimo; l'amore dell'uomo per la donna; della donna per l'uomo; l'amore de' genitori pei figli, de' figli pei genitori; l'amore dei parenti, l'amicizia, la pietà, l'odio,l'ira, e quanti altri affetti, buoni o cattivi, albergano nell'animo umano, sono altrettante forme diverse che assume e nelle quali si estrinseca l'amore di sè. A chi mi dicesse che questo è un paradosso, domanderei se tanto l'uomo che compie un'azione eroica, quanto quegli che commette un delitto, non cercano egualmente l'utile o il piacere proprio; e lo pregherei di dirmi in qual giorno, in qual ora della sua vita egli si ricorda di aver operato volontariamente un atto col quale si proponesse altra cosa che la propria sodisfazione. Così tutto il bene, come tutto il male che si trova nella società umana, deriva dalla buona o cattiva applicazione di quella legge suprema dell'amore di sè.