Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/173

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109 — o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei. ISL. Ponghiamo caso che uno in’ invitasse spontanea¬ mente a una sua villa, con grande instanza ; e io per com¬ piacerlo vi andassi. Quivi mi fosse dato per dimorare una cella tutta lacera e rovinosa, dove io fossi in continuo peri¬ colo di essere oppresso; umida, fetida, aperta al vento e alla pioggia. Egli, non che si prendesse cura d’ intratte¬ nermi in alcun passatempo o di darmi alcuna comodità, per lo contrario appena mi facesse somministrare il bisognevole a sostentarmi; e oltre di ciò mi lasciasse villaneggiare, schernire, minacciare e battere da'suoi figliuoli e dall’altra i famiglia. Se querelandomi io seco di questi mali trattamenti, mi rispondesse: forse che ho fatto io questa villa per te? o mantengo io questi miei figliuoli, e questa mia gente, per tuo servigio? e, bene ho altro a pensare che de' tuoi sol¬ lazzi, e di farti le buone spese ; a questo replicherei : vedi, amie«, che siccome tu non hai fatto questa villa per uso mio, cosi fu in tua facoltà di non invitarmici. Ma poiché spontaneamente hai voluto che io ci dimori, non ti si appar- i tiene egli di fare in modo, che io, quanto è in tuo potere, f ci viva per lo meno senza travaglio e senza pericolo? Cosi dico ora. rhe tu non hai fatin il mcndo in ser¬ vigio degli uomini. Piuttosto crederei che 1’ avessi fatto e [ ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando: t’ho 1 A anco — 5 AMF data — 9 AMF o danni — 12 A minacciare | spaventare e battere — 16 N dei — 22 .AMF e pericolo — 24 AMF lo avessi — 25 AMF a uso di tormentarli 1 spegnere) — 7 d’essere — 9 o di darmi — 11-2 lasciasse oltrag¬ giare, 'chtrnire — 12 suoi famigli — 14 per te ? o sono io tenuto di spendere il tempo e i danaii in scllazzcrti e uutrirti ? e ten^o io la mia gente — servigio? a questo — 16 Ho altro a fare cFe stendere a sollazzarti e nitrirti; — 21-22 che io ci viva —