Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/236

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in qualche parte 1’ amor proprio ; fecero che questa ironia non fu sdegnosa ed acerba, ma riposata e dolce. Cosi la filosofia per la prima volta, secondo il famoso detto di Cicerone, fatta scendere dal cielo, fu introdotta 5 da Socrate nelle città e nelle case ; e rimossa dalla specu¬ lazione delle cose occulte, nella quale era stata occupata insino a quel tempo, fu rivolta a considerare i costumi e la vita degli uomini, e a disputare delle virtù e dei vizi, delle cose buone ed utili, e delle contrarie. Ma Socrate 10 da principio non ebbe in animo di fare quest’innovazione, né d’insegnar che che sia, né di conseguire il nome di filosofo ; che a quei tempi era proprio dei soli fisici o meta¬ fisici; onde egli per quelle sue tali discussioni e quei tali colloqui non lo poteva sperare: anzi professò apertamente 15 di non saper cosa alcuna ; e non si propose altro che d’intrattenersi favellando dei casi altrui ; preferito questo passatempo alla filosofia stessa, niente meno che a qualunque altra scienza ed a qualunque arte, perché inclinando natu¬ ralmente alle azioni molto più che alle speculazioni, non si 20 volgeva al discorrere, se non per le difficoltà che gl’ impe¬ divano l'operare. E nei discorsi, sempre si esercitò colle persone giovani e belle più volentieri che cogli altri; quasi ingannando il desiderio, e compiacendosi d’ essere stimato da coloro da cui molto maggiormente avrebbe voluto essere 25 amato. E perciocché tutte le scuole dei filosofi greci nate I A proprio, — 9 A utili — 10 AMF far — que»ta — 12 A filo- tofo, — 16 A altrui. — 21 RB diaconi — 22 A «Uri, — 23 A dctiderio — AMF di I *2 fu ripotata e benigna, non imara e itdegnota — 2 «degnoia ed aspra — 3-4 a dire di Gcerone — 4 con(dotta) — 5-6 dalle ipeculazioni fi(tirhe) — 7 (fino) — 8 de' — Il checcheiaia — 13-14 metallici ; anzi — 17 filosofia, niente — 19-20 apeculazioni, nolo per le difficoltà — operare ai volgeva al diacorrere —- 22 che altrimenti