Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/253

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189 che inclinato ; e che l’ama più come rimedio o rifugio, che come bene. E perciocché, generalmente parlando, gli uomini di questa e dell’altra specie, non sono avuti in pregio, se non se alcuni dopo morte, e quelli del secondo genere vivi, non che morti, sono in poco o niun conto; giudicava potersi 5 affermare in universale, che ai nostri tempi, la stima comune degli uomini non si ottenga in vita con altro modo, che con discostarsi e tramutarsi di gran lunga dall’essere naturale. Oltre di questo, perciocché nei tempi presenti tutta, per dir cosi, la vita civile consiste nelle persone del primo genere, 10 la natura del quale tiene come il mezzo tra quelle de due rimanenti; conchiudeva che anche per questa via, come per altre mille, si può conoscere che oggidì 1 uso, il maneggio, e la potestà delle cose, stanno quasi totalmente nelle mani della mediocrità. Distingueva ancora tre stati della vecchiezza considerata in rispetto alle altre età dell’uomo. Nei principii delle nazioni, quando di costumi e d abito, tutte le età furono giuste e virtuose; e mentre la esperienza e la cognizione degli uomini e della vita, non ebbero per proprietà di 20 alienare gli animi dall’onesto e dal rettoria vecchiezza fu venerabile sopra le altre età: perché colla giustizia e con simili pregi, allora comuni a tutte, concorreva in essa, come è natura che vi si trovi, maggior senno e prudenza che nelle altre. In successo di tempo, per lo contrario, corrotti 25 e pervertiti i costumi, niuna età fu più vile ed abbominabile della vecchiezza ; inclinata coll’ affetto al male più delle B I A inclinato, — rifugio — 3 A specie — pregio — 4 A morte; — 6 A universale — tempi — 7 A modo — 8 A e col — 11 AMF dei — 12 A rimanenti, — 19 A virtuose, — 20 A vita — 21 A retto, — 22 A età, — 23 A pregi — 27 A vecchiezza, 5 stimava — 7-8 col discostarsi — 25 tempo, corrotti