Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/298

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


234 — capo di certo tempo, la quantità del quale, avvengaché sia misurabile in se, non può essere conosciuta dagli uomini, la terra si appiani di qua e di là dall’ equatore per modo, che perduta al tutto la figura globosa, si riduca in (orma 5 di una tavola sottile ritonda. Questa ruota aggirandosi pur di continuo dattorno al suo centro, attenuata tuttavia più e dilatata, a lungo andare, fuggendo dal centro tutte le sue parti, riuscirà traforata nel mezzo. Il qual fóro ampliandosi a cerchio di giorno in giorno, la terra ridotta per cotal IO modo a figura di uno anello, ultimamente andrà in pezzi; i quali usciti della presente orbita della terra, e perduto il movimento circolare, precipiteranno nel sole o forse in qualche pianeta. Potrebbesi per avventura in confermazione di questo 15 discorso addurre un esempio, io voglio dire dell’ anello di Saturno, della natura del quale non si accordano tra loro i fisici. E quantunque nuova e inaudita, forse non sarebbe per ciò inverisimile congettura il presumere che il detto anello fosse da principio uno dei pianeti minori destinati 20 alla sequela di Saturno; indi appianato e poscia traforato nel mezzo per cagioni conformi a quelle che abbiamo dette della terra, ma più presto a«sai, per essere di materia forse più rara e più molle, cadesse dalla sua orbita nel pianeta di Saturno, dal quale colla virtù attrattiva della sua massa 25 e del suo centro, sia ritenuto, siccome lo veggiamo essere veramente, dintorno a esso centro. E si potrebbe credere che questo anello, continuando ancora a rivolgersi, come pur fa, intorno al suo mezzo, che è medesimamente quello del globo di Saturno, sempre più si assottigli e dilati, e 30 sempre si accresca quell’ intervallo che è tra esso e il pre¬ detto globo, quantunque ciò accada troppo più lentamente di quello che si richiederebbe a voler che tali mutazioni