Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/322

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


17 — 258 — ORA ULT. Credo bene io, che cotesta ti sia più cara che 1’ altre, quando tu ti ritrovi in coro. COP. Ma come sai tu cotesto, che io sono canonico? E come mi conosci tu? che anche mi hai chiamato dianzi 5 per nome. ORA ULT. Io ho preso informazione dell’ esser tuo da certi eh’ erano qua sotto, nella strada. In breve, io sono 1’ ultima ora del giorno. COP. Ah, io ho inteso: la prima Ora è malata; e da 10 questo è che il giorno non si vede ancora. ORA ULT. Lasciami dire. Il giorno non è per aver luogo più, né oggi né domani né poi, se tu non provvedi. COP. Buono sarebbe cotesto ; che toccasse a me il carico di fare il giorno. 15 ORA ULT. Io ti dirò il come. Ma la prima cosa, è di necessità che tu venga meco senza indugio a casa del Sole, mio padrone. Tu intenderai ora il resto per via; e parte ti sarà detto da sua Eccellenza, quando noi saremo arrivati. COP. Bene sta ogni cosa. Ma il cammino, se però io 20 non m’inganno, dovrebbe esser lungo assai. E come potrò io portare tanta provvisione che mi basti a non morire affamato qualche anno prima di arrivare? Aggiungi che le terre di sua Eccellenza non credo io che producano di che apparecchiarmi solamente una colazione. 25 ORA ULT. Lascia andare cotesti dubbi. Tu non avrai a star molto in casa del Sole; e il viaggio si farà in un attimo; perché io sono uno spirito, se tu non sai. COP. Ma io sono un corpo. ORA ULT. Ben bene: tu non ti hai da impacciare di 30 cotesti discorsi, che tu non sei già un filosofo metafìsico. Vien qua: montami sulle spalle; e lascia fare a me il resto. COP. Orsù: ecco fatto. Vediamo a che sa riuscire questa novità. ' : • . — 259 —