Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/321

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a ’ e qui I - 257 — non ai vede né pure un barlume in oriente ; con tutto che il cielo sia chiaro e terso come uno specchio. Tutte le stelle risplendono come fosse la mezza notte. Vattene ora all’ Almagesto o al Sacrobosco, e di che ti assegnino la cagione di questo caso. Io ho udito dire più volte della 5 notte che Giove passò colla moglie d’Anfitrione : e cosi mi ricordo aver letto poco fa in un libro moderno di uno Spagnuolo, che i Peruviani raccontano che una volta, in antico, fu nel paese loro una notte lunghissima, anzi ster¬ minata ; e che alla fine il sole usci fuori da un certo lago, 10 che chiamano di Titicaca. Ma insino a qui ho pensato che queste tali, non fossero se non ciance; e io 1 ho tenuto per fermo ; come fanno tutti gli uomini ragionevoli. Ora che io m’ avveggo che la ragione e la scienza non rilevano, a dir proprio, un’acca; mi risolvo a credere che queste e 15 simili cose possano esser vere verissime: anzi io sono per andare a tutti i laghi e a tutt’ i pantani eh* io potrò ; e vedere se io m’abbattessi a pescare il sole. Ma che è questo rombo che io sento, che par come delle ali di uno uccello grande ? 20 SCENA TERZA. L’ ORA ULTIMA E COPERNICO. ORA ULT. Copernico, io sono 1’ Ora ultima. COP. L’ora ultima? Bene: qui bisogna adattarsi. Solo, se si può, dammi tanto di spazio, che io possa far testa- 25 mento, e dare ordine a’ fatti miei, prima di morire. ORA ULT. Che morire ? io non sono già 1’ ora ultima della vita. COP. Oh, che sei tu dunque ? 1’ ultima ora dell’ ufficio del breviario? 30 Leopardi