Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/330

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266 — che ti sarebbe stato caro di tenerti il tuo proposito celato: ma in cosa di tanto momento io non poteva tacere; e tu non dovresti avere a male di conferirla con persona che ti vuol tanto bene quanto a se stessa. Discorriamo insieme 5y.riposatamente, e andiamo pensando le ragioni: tu sfogherai 11’ animo tuo meco, ti dorrai, piangerai ; che io merito da te questo: e in ultimo io non sono già per impedirti che tu non facci quello che noi troveremo che sia ragionevole, e di tuo utile. IO POR. Io non ti ho mai disdetto cosa che tu mi doman¬ dassi, Plotino mio. Ed ora confesso a te quello che avrei voluto tener segreto, e che non confesserei ad altri per I cosa alcuna del mondo; dico che quel che tu immagini | della mia intenzione, .è la verità. Se ti piace che noi ci 15 ponghiamo a ragionare sopra questa materia; benché l’animo mio ci ripugna molto, perché queste tali deliberazioni pare che si compiacciano di un silenzio altissimo, e che la mente in cosi fatti pensieri ami di essere solitaria e ristretta in se medesima più che mai ; pure io sono disposto di fare anche 20 di ciò a tuo modo. Anzi incomincerò io stesso; e ti dirò che questa mia inclinazione non procede da alcuna scia¬ gura che mi sia intervenuta, ovvero che io aspetti che mi sopraggiunga: ma da un fastidio della vita; da un tfcjio thè io provo, cosi veemente, che si assomiglia a dolore e l > Lasimo; da un certo non solamente conoscere, ma vedere, /gustare, toccare la vanità di ogni.cosa che mi^occorre nella ' giornata. Di maniera che non solo l’intelletto mio, ma tutti i sentimenti, ancora del corpo, sono (per un modo di dire strano, ma accomodato al caso) pieni di questa vanità. 30 E qui primieramente non mi potrai dire che questa mial| disposizione non sia ragionevole: se bene io consentirò!! facilmente che ella in buona parte provenga da qualchq » mal essere corporale. Ma ella nondimeno è ragionevoli«- — 267 -