Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/405

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zioni a cui egli non aveva mai pensato, gli dà insomm* una facilità mirabile di ravvicinare e rassomigliare gli oggetti delle specie le pili distinte, come l'ideale col più puro materiale, d* incorporare vi vissi ma mente il pensiero il più astratto, di riilur tutto ad immagine e crearne delle più nuove o vive che si possa credere. Né ciò solo mediante espresse similitudini o paragoni, ma col mezzo di epiteti nuovissimi, di metafore arditissime, di parole contenenti esse sole una similitudine ec. Tutte facoltà del grm poeta, e tutte contenute e derivanti dalla facoltà di scoprire i rapporti delle cose, anche i menomi e più lontani... Ora questo è tutto il filosofo: facoltà di scoprire e conoscere i rapporti, di legare insieme i particolari e di geueralizzare ». E su queste idee tornò ancora ripetutamente: pp. 393-7, 402-8, 464-5, 472, V, 264-9, 354 e VII, 87. Una conferma al concetto del gran potere dell'immaginazione nella filosofìa ricavava dalla storia, osservando che « le nazioni le più distinte nell' immaginazione, i popoli meridionali insomma, dalle prime tracce che abbiamo della storia umana fino a* di nostri, si trovano aver sempre primrggiato nella filosofia, e massime nelle grandi scopette che le appartengono » (11, 402-3). Pag. 140,21 - Questa età dedita all'amore della filosofia più che le passate non è quella dell’autore, si piuttosto quella del Parini, il secolo dei lumi o, come appunto si disse, della filosofia; e che rimase sempre l'età dell’oro della filosofia per il Leopardi, che nei Paralipomeni della Batraco¬ miomachia (IV, 14-16) canterà: Non è filosofia se non un’arte La qual di ciò che l’uomo è risoluto Di creder circa a qualsivoglia parte. Come meglio alla fin 1‘ è conceduto. Le ragioni assegnando empie le carte O le orecchie talor per instituto. Con più d’ingegno o rasn, giusta il potere Che il maestro o 1* autor si trova avere. Quella filosofia dico che impera Nel secol nostro senza guerra alcuna. E che con guerra più o men leggiera Ebbe negli altri non minor foituna, Fuor nel prossimo a questo, ove, se intera La mia mente oso dir, portò ciascuni Facoltà nostra a quelle cime il passo Onde tosto inchinar l’è forza al basso. In quell’età, d’un*aspra guerra in onta, Altra filosofia regnar fu vista, A cui dinanzi valorosa e pronta L’età nostra arretrossi appena avvista , Di ciò che psù le spiace, e che più monta, Esser quella in sostanza amara e trista.