Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/410

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


346 - morti), perché ignota. Fiamma vitale; cfr. OVIDIO, Melarti. XIV, 175: « lumen Vitale relinquerc ». Pag, 161, 19 - Post. marg. autogr. « fantasia che vi è presa. BOCC. Trenta novelle scelte [Venezia, 1770] pp. 59, 105 ». Pag. 161,22 - Post. marg. autogr. « PlTiSC. Lexic. antiq. Rom. art. Annus magnus; CiC. de Nal. deor., 1. II, c, 20 ». Quest’anno grande degli antichi sarebbe stato il periodo di tempo entro il quale si sarebbe svolto tutto un ciclo del mondo, per ricominciare indi un nuovo periodo della vita cosmica universale. Pag, 163,3 - Questo paragone del morire con l'addormentarsi e della morte col sonno è antico. Cfr. OMERO, II. XIV, 231 ; PLATONE, Apoi. XXXII; VIRGILIO. En. VI, 273; ClCER. Tuscul. I, 38, 92. E fu par¬ ticolarmente caro agli Epicurei, che infatti sono poco dopo ricordati dallo stesso L. : cfr. EPICURO, Leti, a Meneceo, in DlOG. LAERZIO X, 124 e LUCREZIO, De rer. nat. Ili, 906 ss. Il L. stesso il 14 febbr. 1821 aveva segnato nello Zibald. II, 119 questo detto di Diogene il Cinico che (secondo DlOG. LAERZIO, VI, 68) IpwTrjOÊiç eì xaxàç 6 ôxvoctoî, 7tiôç, i’.ne, xaxèç OÙ itapoVro; ou ata6avc/(xe6a ; avvertendo che « dalla nota del Menagio si rileva eh’ egli 1’ ha inteso della insensibilità della morte ». Pag. 163,10-11 - Postilla marg. autogr.: « BERNI, Orlando innamorato, canto 53, stanza 60 ». Pag. 163, 23 - 11 parere degli Epicurei, al quale il L. si riferisce, non è quello che nega l'immortalità dell’ anima, ma quello che fa consistere la morte nella privazione di ogni sentire. Cfr. MONTAIGNE, Essais, VI, 2. Pag 164,24 - Giustamente è stato messo a riscontro di questo pasto (I. DELLA GIOVANNA, L' uomo In punto di morie ed un dlal. di G. L. Città di Castello, Lapi, 1832), il seguente luogo di Buffon (letto dal L.) : « Qu" on interroge les médecins et les ministre« de l'Eglise accoutumés à observer les actions des mourans, et à recueillir leurs derniers sentimens ; ils conviendront qu* à I* exception d’un très-petit nombre de mnladies aiguës, OÙ I* agitation, causée par des tnouvemens convulsifs, semble indiquer les souffrances du malade, dans tous les autres on meurt tianquillcment, doucement et sans douleurs » : Hat. natur. Paris, Dufart, t. XIX : Hist. nat. de i homme, pag. 31. E lo Zib. I, 364-5 dimostra chandail* osservazione dal Buffon mosse infatti il Leopardi. Pag. 165,21 ~ Qui evidentemente il L. riproduce l'osservazione del BUFFON (o. c„ pag. 25) : « Lorsque I* Ime vient à s' unir à notre corps, avons-nous un pUisir excessif, une joie vive et prompte qui nous transporte et nous ravisse? Non, cette union se fait sans que nous nous apercevions; la desunion doit s* an fair« da mima, sans eccitar aucun sentiment : quel