Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/48

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alla Pascal, che disse: L’homme, n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser: une vapeur, une goutte d’eau, suffit pour le tuer. Mais, quand l’univers l’écraiserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien; sicché la grandeur de l’homme est grande en ce qu’il se connaît misérable1. E il Leopardi nell’ agosto del '23, alla vigilia delle Operette, e quando il concetto di esse era già maturo: «Niuna cosa maggiormente dimostra la grandezza e la potenza dell’umano intelletto, ossia l’altezza e nobiltà dell’ uomo, che il poter l’uomo conoscere e interamente comprendere e fortemente sentire la sua piccolezza. Quando egli, considerando la pluralità dei mondi, si sente essere infinitesima parte di un globo che è minima parte degli infiniti sistemi che compongono il mondo, e in questa considerazione stupisce della sua piccolezza e profondamente sentendola e intensamente riguardandola, si confonde quasi col nulla, e perde quasi se stesso nel pensiero della immensità delle cose, e si trova come smarrito nella vastità incomprensibile dell’esistenza; allora con questo atto e con questo pensiero egli dà la maggior prova della sua nobiltà, della forza e della immensa capacità della sua mente, la quale, rinchiusa in sì piccolo e menomo essere, è potuta pervenire a conoscere e intendere cose tanto superiori alla natura di lui, e può abbracciare e contener col pensiero questa immensità medesima della esistenza e delle cose»2. E questa coscienza dell' umana grandezza e sovranità sulla trista natura egli non la smarrì mai; ed è l’anima di tutta la sua poesia, in cui queste Operette rientrano. E chi voglia intenderle, deve nel loro insieme e in ogni singola parte che le costituisce, aver l'occhio a questo punto centrale, da cui s’irradia il calore e la luce onde sono tutte compenetrate.

  1. Pensées, NN. 347 e 395 (Bruschwicg)
  2. Pensieri, V, 223; cfr. VII, 106.