Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/34

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24 I - VERSI v7t£Q xov 3tai8Ó5, xal vix^ èv anaoi xov; QeoXz • xal ttjv èjtcóvujxov ó TÓJtog (ó "Apeiog ndyoq) Xai^àei xiyv avrìiv. «Muove lite Nettuno a Marte per cagione del proprio figlio, e la vince co* voti di tutti gli dèi; e da questo avvenimento il luogo (l’Areopago) trae il suo nome». Sono da vedere però intorno a questo famosissimo giudizio, Lattanzio, libro I, cap. io, e libro V, cap. 3; Sant’Agostino, Del/a città di Dio, libro XVIII, cap. io, ed altri, fra’ quali i citati nella nota seconda al verso 119. Verso 135. — «... e neri tori». — S’immolavano tori a Nettuno, come si raccoglie anche da Omero, Iliade, libro XI, verso 727; da Pindaro, Ode Olimpica XIII, verso 98 e seguente; Pitica IV, verso 365 e seguente; Nemea VI, verso 69; e da Virgilio, Eneide, libro II, verso 201 e seguente, libro III, verso 119; e i tori erano neri, che apparisce si da questo luogo dell’inno come dal libro III, verso 6, della Odissea. Farmi da notare che in Efeso i giovani che facean da coppieri nella festa di Nettuno, eran detti TaijQoi «Tauri» ossia Tori, come vedesi in Ateneo, libro X, e in Eustazio, Cemento al ventesimo della Iliade-, e forse questa era quella chiamata TaijQEia «Taurea» che Esichio dice essersi celebrata in onore di Nettuno. Verso 136. — «In Trezene». — Città dell’Argolide, sacra a Nettuno, e però detta «posidonia», cioè«nettunia»,al rapportare di Strabene. Dice Plutarco, nella Vita di Teseo, che IToaet8cova... Tqoi^tìvioi aépovai StaqpeQÓvrcog, xal -d^eòg ovxoc, eotiv amolc, noXiovyioc,, w xal xaQjtcòv àjtaQxovxai, xal xpiaivav èjuiorifxov exovai xoxi vofxia^iatog: «quei di Trezene rendono un singolare onore a Nettuno, dio tutelare della loro città; gli offrono le primizie dei frutti, ed hanno il tridente per insegna della loro moneta». Pausania, libro II, nota lo stesso delle antiche monete dei trezenii, e dice inoltre che essi Iloaeiòcòva (aepouoi) paodéa émx^Tiaiv:«onorano Nettuno sotto il titolo di re». Ivi. — «... in Geresto». — Porto illustre e castello che PHnio chiama «città», nel promontorio dello stesso nome in Eubea. V’avea un tempio famosissimo di Nettuno ricordato da Strabone, libro X, e da Stefano il geografo, alla voce TepaiaTÓg.