Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/46

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36 i - versi

     Ahi, son fumo quaggiú l’ore serene!
Un momento è letizia, e ’l pianto dura.
30Ahi, la téma è saggezza, error la spene.
     Ecco imbrunir la notte, e farsi scura
la gran faccia del ciel ch’era sí bella,
e la dolcezza in cor farsi paura.
     Un nugol torbo, padre di procella,
35sorgea di dietro ai monti e crescea tanto
che non si vedea piú luna né stella.
     Io ’l mirava aggrandirsi d’ogni canto,
e salir su per l’aria a poco a poco,
e al ciel sopra mia testa farsi manto.
40     Veniva ’l lume ad ora ad or piú fioco,
e ’ntanto tra le frasche crescea ’l vento,
e sbatteva le piante del bel loco,
     e si facea più forte ogni momento
con tale uno stridor, che svolazzava
45tra le fronde ogni augel per lo spavento.
     E la nube crescendo in giú calava
ver' la marina, sí che l’un suo lembo
toccava i monti e l’altro il mar toccava.
     Pareva ’l loco d’ombra muta in grembo,
50di notte senza lampa chiusa cella,
e crescea ’l buio a lo ’ngrossar del nembo.
     Giá cominciava ’l suon de la procella,
e di lontan s’udiva urlar la pioggia
come lupi d’intorno a morta agnella.
55     Dentro le nubi in paurosa foggia
guizzavan lampi e mi fean batter gli occhi,
e n'era ’l terren tristo e l’aria roggia.
     I' sentia giá scrollarmisi i ginocchi;
ch’i tuoni brontolavano a quel metro
60che torrente vicin che giú trabocchi.
     Talora i’ mi sostava e l’aer tetro
guardava spaurato e poi correa,
sí ch’i panni e le chiome ivano addietro.