Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/67

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


APPRESSAMENTO DELLA MORTE 57 175 I8S 190 195 200 205 Cristo e la Madre vede, e sol non vede tuo mortai guardo quel che veder mai non può da questo mondo altro che fede. Quella nube tei cela da’ cui rai lo fiammeggiar di cento soli è vinto, dove pur di mirar forza non hai; dico la somma Essenza, inver’cui spinto è dal cor suo, ma eh ’a mirar non basta uom da suo corpo a questa terra avvinto. Cónto t’è’l mondo omai, cónta la vasta solitudin terrena ov’uomo ad uomo ed a se stesso ed a suo ben contrasta. Vedesti i frutti del piagnevol pomo, e ’1 cercar gioia che ’n dolor si muta, e le vane speranze e ’1 van rinomo: come die.tro ad error sen va perduta tanta misera gente, e come tanti visser per fama di cui fama è muta. Vedesti i feri guai, vedesti i pianti che reca armato chi ragion non prezza, e i crudi giochi e i luttuosi vanti. Che far nel mondo vostro dove spezza sue leggi e suo dover lo rege ei pure, e misero diviene in tant ’altezza, se non cercar del cielo, ove sicure son l’alme dal furor de la tempesta, e téma è morta e le roventi cure? E lo ciel ti si dona. Omai t’appresta, che veduto non hai sogni né larve: certa e verace vision fu questa. Presso è ’1 di che morrai. — Qui tutto sparve.