Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/66

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


56 I - VERSI Oh dolce pianto, oh fortunato lutto, 140 oh vento che ’1 nocchier sospinse al porto u’ noi conturba più vento né flutto! — r stava in quella vista tutto assorto quando repente correr come strale un lampo vidi da l’occaso a Torto. 145 Allor per l’aria tutta batter l’ale rugghiando i quattro venti, e ’Ituon mugghiare dal boreal deserto al polo australe, e sbattersi da lungi e dicrollare lor cime i monti, e dal profondo seno 150 metter continuo cupo ululo il mare, e l’aria farsi roggia in un baleno come le nubi a sera in occidente, e sotto a’ piedi ansando ir lo terreno, e ’1 ruscel che venuto era torrente, 155 spumar, fumar con alto gorgoglio si come in vaso al foco onda bollente. Quando con suon vastissimo s’aprio in mezzo al santo loco il ciel più addrento, e allor cademmo al suol l’Angelo ed no. 160 E tra sua luce sopra ’1 firmamento apparve Cristo e avea la Madre al fianco, e tutto tacque e stette in quel momento. Cosi smarrissi lo ’ntelletto stanco quando l’Angel mi fé’ levar lo viso, 165 che ’n lo membrar la voce e ’1 cor vien manco. Vidi Cristo, e non sono in paradiso? e Maria vidi, e ’n terra anco mi veggio? e vidi ’1 cielo, e altrui pur lo diviso? O Cristo, o Madre, o sempiterno seggio 170. u’ celeste si fa nostra natura, ’ che narrar di voi posso e che dir deggio? — T’allegra omai, che tua stagion matura — disse lo Spirto, — e sei presso a la sede ove letizia eternamente dura.