Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/65

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appressamento della morte 55

     Oh che soavi lumi, oh che bel viso,
oh che dolci atti in quel beato stuolo,
105oh che voci, oh che gioia, oh che sorriso!
     Allor mi parve abbandonato e solo
questo misero mondo, e ’l dolor molto
e ’l piacer nullo in questo basso suolo.
     Più ch’astro fiammeggiante era lor volto,
110e ’n guisa d’uom che placido si bea,
e’ ’l tenean fermo e tutto in su rivolto.
     S’allegrava ’l terren quando ’l premea
alcun de’ santi co’ l’eterno piede,
e ogn’erba da lor tócca più lucea.
115 — Mira de’ giusti la beata sede,
mira la patria, mira ’l sommo regno
cui non cura ’l mortal perché nol vede.
     Or si lo tristo suol verratti a sdegno —
disse ’l Celeste, — or sí ti saría duro
120drizzar la mente a men beato segno.
     O ’ntelletto mortal, come se’ scuro,
che cerchi morte e duol, per questa terra
che da doglia e da morte fa sicuro!
     Vedi color che ’l santo loco serra
125com’or son lieti ne l’eterna pace,
vinta presto quaggiú la mortal guerra.
     Mira ’l vate regal che sí ferace
ebbe di canti sua divina cetra,
e tra gli altri lassuso or giá non tace.
     130Vedi ’l magno Alighier che sopra l’etra
ricordasi ch’ascese un’altra volta,
e del dir vostro pose la gran pietra.
     E vedi quel vicin eh ’anco s’ascolta
lagnarsi che la mente al mondo tristo
135ebbe a cosa mortal troppo rivolta.
     Mira colui che lagrimar fu visto
tutta sua vita, e or di suo pianto ha ’l frutto,
e cantò l’armi e ’l glorioso acquisto.