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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/137

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vii. dialogo filosofico 131


— Comunque ciò sia — ripigliò il giovane gentiluomo, — egli è certo che, se la volontá vuol determinatamente una cosa, ella è mossa da qualche cagione a volerla. Or, posta la causa sufficiente, è necessario che segua l’effetto, giacché, se ciò non fosse, altra causa ricercherebbesi a produrlo, ed in conseguenza non saria stata la prima cagione sufficiente. Dunque la volontá dell’uomo non può non voler ciò che vuole.

— Questo istesso argomento — rispose il letterato — conobbe giá e dissipò un antico cristiano filosofo, persecutore valorosissimo della incredulitá e del libertinaggio. Or dunque, secondo egli afferma, e con essolui tutti i sensati autori, non ogni cagion sufficiente produce necessariamente l’effetto, potendo essa talvolta venire impedita; e ciò scorgiamo talora nelle cause naturali, le quali, sebben producano d’ordinario il loro effetto, possono nondimeno venir talvolta impedite. Cosí quella cagione, la quale serve a determinare la umana volontá a volere alcuna cosa, soffre bene spesso impedimento per parte della volontá medesima; la quale può o rimuovere l’intelletto dalla considerazione che la induce a volere, o applicarlo a considerare, sotto certi riguardi, come cattiva quella cosa che buona apparisce al primo aspetto. Voi ben vedete, adunque, che il proposto argomento non è per niun modo valevole a distruggere la umana libertá, non potendo affermarsi che ogni sufficiente cagione il suo effetto necessariamente produca, e che per conseguenza quella cognizione, che ha ciascuno della propria libertá, non è altrimenti erronea e fallace, come pretendono i libertini.

— L’uomo — disse il giovane — si reputa libero, perché delle sue volizioni e nolizioni è consapevole, né pensa mai alla cagion vera dalla quale è indotto a volere o non volere, ad appetire o a rifiutare. Figuriamoci noi una pietra che cada precipitevole dall’alto, ed immaginiamoci ancora che cotesta pietra pensi e conosca di sforzarsi per perseverare nel suo moto. Essa si stimerá senza dubbio affatto libera; e perché la sua volontá non disapprova il di lei moto, crederá che questo non abbia luogo, se non perché ella lo vuole. In cotesto sasso appunto noi dobbiam ravvisare l’immagine di un uomo che si reputa