Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/136

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130 i. puerili

operar mai sempre a seconda dei divini immutabili decreti. Per questa ragione appunto, un antico filosofo saggiamente affermò che se vuole ammettersi la divina provvidenza, l'uomo non può chiamarsi libero. Lo stesso può dirsi della divina prescienza, la quale fa si che l’uomo agir non possa se non in quel modo in cui l'Ente supremo sin dal principio de' secoli previde dover egli agire. Egli è impossibile diffatto che l'uomo agisca in un modo diverso da quello in cui sa Dio dover egli agire; giacché, altramente, errato avrebbe l'Essere supremo, e non sarebbe però infinitamente perfetto. L'umana libertà non può dunque per niun modo accordarsi coi divini decreti e colla divina infallibile prescienza.

— Il vostro argomento — rispose il letterato — è quello appunto sul quale sogliono fondarsi precipuamente gl'impugnatori dell'umana libertà. Per poco però che voi riflettiate su di esso, non potrete non conoscere l’errore in cui questi ritrovansi. Né certo voglio io negare il di già stabilito ordine di cause; affermo bensi che da questo non vien tolta, anzi neppure offesa in modo alcuno la umana libertà. E diffatto non è egli evidente che le volizioni dell’uomo e le di lui nolizioni sono appunto comprese in cotesta predeterminata serie di cause? Non è egli evidente che Dio ebbe sempre presenti all'intelletto le volontà dell'uomo, ed a seconda di queste regolò e preordinò le cose tutte? Non è egli evidente, in conseguenza, che i divini inalterabili decreti non sono per conto alcuno contrari alla umana libertà? E per ciò che riguarda la divina prescienza voi non sarete, io spero, restio ad accordarmi che le umane determinazioni non han luogo perché Dio le ha prevedute, e che l'Ente supremo, conoscendo l'uso ch'è per far l'uomo della propria libertà, non fa a questa violenza, mentre l'uomo liberamente si determina mosso da quelle cause appunto che Dio previde dover cagionare la sua libera determinazione. Cosi santa è l'evidenza di questa verità, cioè che la divina prescienza non influisce in conto alcuno sulle umane operazioni, che lo stesso autore Analisi delle idee non potè non conoscerla e non confessarla.