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144 i. puerili

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LA FLAGELLAZIONE


Discorso recitato il di di 10 marzo 1814.


Ornai le pene e gli strazi, che la crudele imminente carnificina recar deve alla natura umanata del Verbo divino, più non sono nei tristi presentimenti del suo profetico spirito, più non sono nelle animate pitture da sovrumana scienza rappresentate d'innanzi al suo presago sguardo, più non sono nelle crudeli immagini, nei tormentosi pensieri dell'afflitta abbattuta sua mente. È già presente il supplicio, sono gli esecutori spietati accinti all'opera infame, gronderà fra poco il sangue della vittima, fra poco l'Uomo Dio non avrà aspetto di uomo. Ahimè! si vide già là nel tempio scorrere dal corpo del tenero divino infante il sangue dalle proprie leggi prescritto, si vide là nel Getsemani scorrere dalla fronte e dalle membra tutte del Salvatore il sangue espresso a forza dai propri funesti presagi, ma non si vide ancora la mano sacrilega di uom forsennato trarre il sangue dalle vene del suo Fattore, non si vide la percossa dei flagelli, la puntura delle spine, la trafittura dei chiodi, squarciar, ferire, trapassare il corpo, il capo, le mani onnipotenti del divin Redentore. Tutto vedrassi fra poco, onde il colmo si ponga agli eccessi dell'uomo, e più non abbia che attendere il mesto contemplatore della umana natura, l'indagator sollecito degli arcani avvolti nell’ombra della sua propria essenza, per dare all'uomo fra i mostri tutti più spietati e feroci il primato della crudeltà e della insania. I primi colpi, scagliati da mano furibonda ed armata sulle carni innocenti dell'umanato Verbo divino, sono quelli sui quali mi è dato al presente di trattenere, o signori, la pietà vostra, e sono quelli appunto nei quali più che mai si mostra evidente l’audacia folle dell'uomo, la umiliazione e l’onta recata alla dignità infinita del Dio fatto carne,