Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/166

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160 i. puerili


Divisa in piccoii regni, l'Italia offre lo spettacolo vario e lusinghiero di numerose capitali animate da corti floride e brillanti, che rendono il nostro suolo si bello agli occhi dello straniero. Questa specie di grandezza può consolarci di quella che noi perdemmo. Si, noi fummo grandi una volta: noi rigettammo quei Galli, che il tempo ha resi più forti, fuori delle nostre terre, noi li cacciammo alle loro tane, noi li soggiogammo, noi li facemmo nostri schiavi. Dalle colonne di Ercole sino al Caucaso noi stendemmo la gloria del nostro nome e il terrore delle nostre armi. Tutto si sottomise al nostro impero, tutto cedé al nostro valore, e noi fummo i signori del mondo. Fummo per questo felici? Le discordie civili, le guerre, le vittorie stesse non ci lasciavano un’ora di quella pace che tutto il mondo sospira. Il tempio di Giano sempre aperto vomitava disordini e sventure. Padroni dell'universo, noi non lo eravamo di noi stessi. Ci convenne conquistare la sede delle scienze per apprendere a regolare le nostre passioni. Terribili a tutto il mondo, noi eravamo, ciò che ora è la Francia, l'oggetto della esecrazione di tutti i popoli. Quante nazioni, assalite a torto e spogliate dei loro beni, ci ridomandarono piangendo le sostanze che gli avevamo rapite, i mezzi di sostentamento che gli avevamo tolti, la felicità che gli avevamo involata! Quanti popoli innocenti ci mostrarono i loro campi che avevamo saccheggiati, le loro città che avevamo distrutte, i loro tempii che avevamo profanati! Quante madri sparse di lacrime corsero angosciose dietro ai loro figli che trascinavamo carichi di catene, o si gettavano disperate sui cadaveri di quelli che avevamo trucidati, chiamando le maledizioni del cielo sui barbari distruggitori delle loro più care speranze! Ci basti. Ebbimo ancor noi il nome di tiranni, fummo ancor noi tinti di sangue. La nostra grandezza, la nostra felicità deve dunque consistere in fare degli infelici? Italiani! rinunziamo al brillante ed appigliamoci al solido. Quando ci si propone un potere pernicioso o una pace di cui tutto ci garantisce la durata, rigettiamo l'uno ed eleggiamo l'altra: quello ci darebbe dei nomi e questa ci dà delle cose; quello una gloria fantastica e questa dei reali vantaggi. Una nazione non deve esitare nella scelta della sua vera felicità.