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i. versi e abbozzi 179

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LIBRO TERZO DELL'ENEIDE

Frammento.

(1816)


     Poi che parve a gli dèi sfar d'Asia il regno
e 'l di Priamo immeritevol sangue,
caduto Ilio superbo e da l’arena
la nettunia città tutta fumante,
a cercar vari esigli ed erme terre
ne traggono gli augùri. E noi la classe
sotto le patrie idee montagne e sotto
la stessa Antandro edifichiamo, incerti
u' e meni il destin, qual ne dia seggio,
e la gente assembriamo. In sul primiero
scaldar de l'anno il genitore Anchise
le vele n'imponea dessimo ai fati,
quando i' piangendo le patrie abbandono
rive ed i porti e i campi ov'Ilio fue,
esule in alto mar co' soci e 'l figlio
ed i penati e i magni iddii sospinto.
     Lontana i vasti suoi campi distende
bellicosa contrada, un tempo regno
del rigido Licurgo; aranla i traci;
ospite a Troia e federata antica
mentre fummo in fortuna. A questa apporto,
e, ripugnante il fato, i primi chiusi
in su la curva spiaggia collocando,
fea dal mio nome ai cittadini il nome
d'Eneadi, e 'l sacro a la ciprigna madre
rito adempieva e agli altri àuspici numi
de l'intrapreso, e de' celesti a l’alto
regnante un toro nitido immolava
in sulla sponda.