Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/202

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196 ii. versi frammenti e abbozzi

le ossa di colui che l'Italia collocò tant'alto. O benedetti voi, ecc. Non vi mancherà fantasia: vi sproni l’alto subbietto. Anch'io vengo come posso a cantare e tributare omaggio con voi e con tutti gl'italiani a Dante. O gran padre Alighieri, questo già non ti tocca per amor di te che non hai bisogno di monumento, e sei glorioso per tutto e immortale; e se l'Italia t'avesse dimenticato, sarebbe già barbara, ecc. Né certo ti dimenticò; le avvengano tutte le sventure, se lo fece: ma per gl'italiani acciò si dèstino, ecc. Oh! come vedi la povera Italia! come fu straziata dai francesi, spogliata de' marmi e delle tele, ecc., trattati come pecore vili da' galli, itali noi. Qual tempio, qual altare non violarono, qual monte (pendice), qual rupe, qual antro si riposto fu sicuro dalla loro tirannide? Libertà bugiardissima, ecc. E 'l peggio è che fummo costretti di combattere per loro. Qui alle campagne e selve rutene, ecc., come sopra per l'altra canzone. Ma più di tutto è male questo sopore degl'italiani. Dimmi, gran padre, dimmi: la fiamma che t'accese è spenta? Saran vane le tue fatiche per crearci un idioma e una letteratura? Non sorgerà più la gloria d’Italia? Non ci sarà più un uomo simile a te? Io, finch'avrò lena e voce in petto, griderò sempre: — Svegliati Italia, ecc. ecc. — Che, per se stessa inerme, tuttora armata è per lo suo tiranno.