Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/269

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I

PUERILI


I


Mi sia concesso di dichiarare subito che, se io avessi dovuto dare per primo alle stampe queste prime prove dell'ingegno e degli studi del Leopardi, credo che, dopo averci pensato bene sù, non ne avrei fatto nulla. E ancora, compiuto questo volume, penso che esse avrebbero potuto, anzi dovuto, rimanere preziosi cimeli della biblioteca di famiglia. Tanto più che non solo essa è aperta con intelligente e squisita liberalità a tutti gli studiosi, ma, anche e sopra tutto, a quelle sale, cosi piene ancora di tanta suggestione, dovrà sempre ricorrere chiunque voglia rendersi conto della formazione mirabilmente precoce di quel grande spirito, e seguirne i primi passi nella via degli studi.

Le pagine che, stampate, ci appaion cose morte e quasi insignificanti, son vive negli autografi; chi li sfogli sulla medesima tavola sulla quale furono scritti, sedendo su quella medesima seggiola sulla quale il maraviglioso fanciullo sedeva, presso la poltrona e il grande scrittoio dal quale il conte Monaldo, così austero e rigido nella sua politica antiliberale e cosi lieto compagno degli studi e dei trastulli dei suoi figliuoli, li vigilava, maestro e guida; sotto lo sguardo di quei vecchi ritratti, che, con lieve sforzo di fantasia, possiamo fingerci ancora persone vive; davanti a quella piazzetta, tra quei cortili in cui risonavan «l'opre de' servi», in mezzo a quei grossi libri.

Pel lettore del libro son foglie secche, raccolte e conservate con cura gelosa; chi studi là dentro, ha verdeggiante ancora il cespuglio dal quale non caddero, ma furono strappate da un freddo vento di mala curiosità. Il solo contrasto singolarissimo tra l'in-