Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/55

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III. DA ORAZIO 47 Omero e il gran Tirteo Tarmi guerriere a battaglia eccitàr. Ciascun volea poeta divenir; l’arti severe eran pei cani allora. Alcun dicea che fa natura il vate e nulla avere dallo studio si puote; altri facea contro questo parer le parti sue : ma necessari son certo ambedue. 4s Al Parnaso non già vassi in carretto, ma a piedi e con gran stento e con fatica, e il dire: — Di far versi io mi diletto ed amo il poetar — non basta mica, né applausi aver da chi t’è bene affetto e da gente che a te rendesti amica con quattro bezzi dati di nascosto; ché ciò non vai neppure un uovo tosto. 49 Con qualche bicchierin pieno di vino provano i re se alcun tiene il secreto. Se mostri i versi tuoi, prima un tantino provar rammenta in modo assai discreto se di volpe o colomba è quel bocchino che loda i versi tuoi. Più dell’aceto Quintilio fu nel censurar mordace, ma pur ei ben facea; cosi mi piace. 50 Un uom dabben più spesso che per dritto usar deve la penna per traverso, e, in modo tal, ciò eh’è un pasticcio fritto a lui non sembrerà pulito e terso. Chi di mal poetare ha per delitto esser fuggito suol per ogni verso dai savi, come un uom rognoso e pieno di un mal che, visto sol, fa venir meno. Leopardi, Opere - x.