Pagina:Lettera ai Signori Corbellini, De Welz, A. G. e Compagni.djvu/15

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quantunque sia poi un nome che in sè e per sè non forma titolo di nobiltà, e non è più vanaglorioso che quello di agrimensore o di ragioniere. Chi scrive di cose economiche si designa col nome d’economista; e se pensa storto e scrive male, come voi signor Corbellini quasi quasi vi vantate di fare, non si cangia per questo l’argomento di cui scrive; e tutt’al più si può dire che è un cattivo economista e guasta il mestiere.

Tanto poi son lontano dal seguire principj economici opposti a quei del mio maestro, che se sono entrato a scrivere di questi argomenti lo feci primamente per suo incarico. E fu cosi appunto ch’ebbi a trarre da documenti officiali inglesi e tedeschi, le quali lingue egli non conosceva, alcune note sulla Questione delle tariffe americane, e sulla Lega Daziaria Germanica colle quali mi trovai quasi senza saperlo e senza volerlo in questo arringo. Ho poi scritto in seguito sul Prezzo delle Sete, sulle Interdizioni Israelitiche, sulle Strade ferrate di Venezia e di Como, e finalmente su questo povero Monte-Sete. Se vi pare che questo sia parlar di botanica o d’architettura, chiamatemi pure botanico e architetto. Se poi sono argomenti d’economia publica, non tediatemi più con queste ciarle, perché io bado alle cose e non mi curo nè dei nomi, nè delle persone. E l’unico punto che in questa controversia mi sia veramente molesto si è che voi colle vostre insolenze mi avete costretto a far questa pagliacciata di parlare avanti al publico di me stesso.

Le stesse indegne personalità vennero da voi, sig. Corbellini, avventate contro lo stimabile estensore del Foglio Commerciale, e contro i suoi onorevoli amici. Voi dite ladri i negozianti inglesi, dite usurarj e farisei i negozianti italiani, indicate come nemici i negozianti esteri stabiliti nel paese; e parlate del Monte-Sete come d’un castigamatti universale che conquiderà tutti i malnati loro monopolj. E se avranno cuore di rimbeccarsi e di oppor guerra a guerra “l’aria che respireranno non sarà più buona pei loro polmoni“ (pag. 23). Volete dunque appestarli tutti col fiato?

Fu indarno la mia fatica nel ripetere che il Monte non