Pagina:Lettera ai Signori Corbellini, De Welz, A. G. e Compagni.djvu/16

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deve essere in guerra con nessuno, e che frutterà forse più all’alto commercio che al minuto trafficante. Voi colla cieca vostra furia scompigliate ogni cosa.

Consolatevi poi nel giudizioso pensiero che se i nemici che voi colle vostre impertinenze andate d’ogni parte provocando al Monte-Sete, si maneggiassero a demolirlo con un giuoco di cedole, alla fine rimarrebbero colle cedole alla mano, involti essi medesimi nella sua caduta. Ma per atterrire o stancar gli azionisti e costringere il Monte a chiuder bottega, basterà forse l’ostinata mancanza del ricavo, o tutt’al più la perdita di qualche milione; mentre a punire condegnamente quei nemici che fossero così maldestri di lasciarsi cogliere colle mani piene di carta si richiederebbe un naufragio immenso; tanto più che la guerra che voi cercate attizzare ridurrebbe il corso delle cedole a poca cosa. Ma se anche i monopolisti isolani e penisolani dovessero far qualche sacrificio, non sarebbe forse compensato dalla vittoria e dalla possibil continuazione di ciò che voi chiamate l'usura indiscreta? Del resto è difficile raffigurar le vittime degli usurai nella classe dei filatori, finché voi confessate ch’essa va crescendo rapidamente; ciò che fa testimonianza della sua prosperità.

Del resto gli nomini di condizione neutrale, come gli scrittori, sarebbero appunto i più opportuni ad accomodar le opposte pretese delle varie classi de’ commercianti e dei possidenti; e voi danneggiate gravemente l’Instituto disturbando e disgustando quelli che si sono posti a questa impresa. Disprezzare indistintamente i nostri giornali è assurdo; giacché poche città possono additar ne’ loro giornali gli scritti d’un Beccaria, d’un Verri, d’un Monti, d’un Giordani, d’un Foscolo, d’un Rasori, d’un Gioja, d’un Romagnosi. Ai quali gloriosi nomi è debito di giustizia aggiungere i vostri, sig. De Welz, sig. A. G. e sig. Corbellini, il quale siete illustre, come sento, eziandio nella fabbricazione dei Lunarj.

Lo spaccio delle Azioni del Monte che voi vantate segno del publico favore, non fu che il contracolpo di un altro