Pagina:Lettera ai Signori Corbellini, De Welz, A. G. e Compagni.djvu/22

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
22

privilegio. Nell’intervallo gli amministratori che eccedono il mandato diventano responsabili; il socio e l’estraneo possono adossar loro tutte le conseguenze.

È un pericoloso e illegale sutterfugio innovar furtivamente lo Statuto sotto il titolo d’un Regolamento Interno d’Officio. Operazioni così vaste come la Stagionatura e il Banco Giro, operazioni che possono costituir da sè sole un’impresa grandissima non sono cose interne d’officio; ma vogliono un posto competente prima nello Statuto, poi nelle interne discipline necessarie ad attivarlo.

Dacchè dunque gli Amministratori riconoscono l’insufficienza del primo Patto sociale, bisogna proporne, discuterne e convenirne un altro, poi far sanzionare dall’Autorità la convenzione. Questa è l’opinione che, come giureconsulto, ho la competenza di pronunziare, e come scrittore ho l’animo di difendere a fronte di chicchessia. Come economista, con vostra licenza, vi dirò poi che è l’unico rimedio ai tanti e tanto sterminati errori in cui siamo pur troppo finora caduti. L’informe abbozzo dei Capitoli fondamentali è indegno del paese e del secolo, e non merita il sacrificio del nostro credito e del nostro denaro. La mancanza del Monte sarà un vantaggio di meno; ma il suo disordine e la sua caduta sarebbero una immensa sventura; e senza una intera rifusione dei Capitoli fondamentali, non v’è luogo a migliore speranza.

Adunque, miei signori, Corbellini, De Welz, G. A. e Compagni, invece di ostinarvi a sospingere il nostro commercio per una falsa via, o studiatevi di rinvenirne una migliore, o fatevi in disparte e non distornate colle vostre calunnie chi consacra a questo nobile intento i suoi pensieri.

Vi sono servitore.

          Milano, li 5 Febbraio 1838.

Dottor Carlo Cattaneo.