Pagina:Lettera sopra il canto de' pesci.djvu/13

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XIII
 


era vergogna, e il ricamare era gloria. Voi determinate con verità l’epoca della vita mollemente pigra, che si usa oggidì; essendo venuta in Italia la effeminatezza fra l’asprezza delle spade, e l’ozio fra il furor de’ cannoni cogli Eserciti forestieri; perchè, come voi acconciamente dite, videsi allora Marte ne’ sollazzevoli inverni, deposto l’elmo e lo scudo, andar a fianco di Venere in un carrozzino dorato per le italiche Città. Voi celebrate la marital fede, e la cura della prole, il governamento delle famiglie, e voi date cento precetti tutti pieni di saviezza. Il Carpione non può abbracciare tanta dottrina nella sua Canzonetta, che è breve, e si restrigne a trattare della costumata educazione de’ figlj, che è poi la cura precipua del Matrimonio. Eccovi, o egregio Cavaliere, alcuni tratti di rassomiglianza: ed io non so non congratularmene con esso voi infinitamente. Prestantissimo pesce è il Carpione: nè io credo, che al mondo vi sia mai stato, o vi sia altro uomo che Paolo Giovio nel suo libro de piscibus Romanis, il quale mostri desiderio di potere non lodare il Carpione. Ma quel Monsignore, non so, se o per rivalità de’ laghi, essendo egli nato su quello di Como, o per altra cattiva affezione