Pagina:Lettere autografe Colombo.djvu/34

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misfero opposto) correva sicura fama che giacesse sempre più verso Oriente la vasta isola del Cipango; e più in là ancora e però sempre più vicine all’Occidentale Europa altre isole disperse per grande spazio di mare, delle quali si conoscevano anche i nomi (Java maior, Java minor, Angava, Candia). Se a tutto ciò s’aggiunga, che i calcoli degli arabi astronomi, adottati da’ più autorevoli cosmografi cristiani, facevano la circonferenza della terra minore un migliaio di miglia della misura assegnatale da Tolomeo, si vedrà come tutta la scienza del tempo necessariamente portasse alla persuasione, che le terre incognite dell’India e le sue isole più orientali doveano protendersi di contro all’Occidente fino ai mari, dove Colombo credeva trovarle e dove invece giacciono le Antille.

Rinfiancava Colombo codeste ragioni ed autorità colle osservazioni ch’egli stesso aveva raccolte ne’ suoi lunghi viaggi dall’Islanda alla Guinea. Gl’isolani delle Azore gli aveano narrato che le correnti pelagiche, venute dall’ovest, gettavano spesso al lido tronchi d’alberi ignoti e canne gigantesche e cadaveri d’ uomini che a nessuna razza europea od africana sembravano appartenere: che alcuna volte, portate dalla forza di tempi avversi, navi di forma strana s’eran viste errare per le acque dell’Atlantico; che altre volte in alto mare, soffiando ponente, eransi pescati frammenti di legno lavorati ad arte, e a quanto pareva, senza ministero di ferro. Altri indizii studiosamente ravvicinava Colombo; e notò il nome di molti piloti, che il caso o la curiosità aveva spinto più dentro mare; e non ignorò che a settentrione, più in là dell’Islanda, giacevano altre terre; e fin delle tradizioni popolari tenne conto e de’ varii tentativi e delle allucinazioni. Parranno minuzie: ma di minuzie vive l’os-