Pagina:Lettere autografe Colombo.djvu/33

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colombo 13

schernivano i popoli, se lo inseguivano per via i fanciulli gridando al pazzo (El loco, el loco!) Buscar el levante por el ponente! Nondimeno chi oserà dire che la scienza d’allora, che lo stesso volgare buon senso potessero trovar qualche ragione, qualche apparenza di ragione da opporre alla dimostrazione geometrica di Colombo?

Ma fra l’una e l’altra terra, fra l’ultima regione orientale e l’ultima occidentale, s’interpone un mare ignoto, fino a quei giorni intentato, forse immenso, forse innavigabile. Ecco l’altra parte della quistione. A scioglier la quale non può negarsi che entrassero errori, come altri vollero chiamarli, fortunati; ma Colombo non vi mise di suo, che la limpida perspicacia, la fermezza logica e lo spirito di osservazione. Consultate gli antichi; l’India secondo essi tanto era vasta che quattro mesi di cammino appena bastavano a traversarla (Nearco) e teneva certo una metà dell’Asia (Ctesia) e forse la terza parte di tutta la sfera (Onesecrito: Plinio). Guardate la geografia e il mappamondo di Tolomeo; l’India stendesi fino al limite orientale del nostro emisfero, né ancora se ne trovano segnati i lidi estremi. A questa sconfinata grandezza aggiungevano presunzione di grandezza maggiore le notizie che gli Arabi, i Missionarii cattolici, i mercanti viaggiatori aveano diffuse sulle meraviglie del prete Janni e sull’impero del Gran Kan che regna i cento re dell’Oriente. S’aggiungevano i racconti sull’immensa estensione e popolazione del Cataï, non creduti a Marco Polo, ma che allora ripetuti e confermati da molti altri, non si potevano più volgere in ischerno. Ora ben oltre quel vastissimo paese (che teneva la parte più orientale del continente e non si trovando nella geografia e sulle carte di Tolomeo abbraccianti tutto il nostro emisfero, doveva supporsi proteso nell'e-