Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/108

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

dans venise la rouge 101


quello, che magìa invincibile, questo volto umano, dipinto da un grande pittore, il volto umano di una sconosciuta che tre o quattrocento anni fa visse, amò, odiò, pianse, agonizzò, sparve; il volto umano di uno sconosciuto che esercitò tutte le virtù, forse, o tutti i vizi e perì come un martire o come un carnefice! O piccole infanti di Spagna, smorte, superbe, tristi e fiere anche della vostra tristezza e fiere del vostro destino di grandezza e di dolore, piccole infanti di Spagna del grande Velasquez, o borghesi dai visi gonfii, dai visi travagliati che Rembrandt rese con una inarrivabile possanza di vita, o gentiluomi italiani dal volto profondo di malinconia serena come il divino Violinista di Raffaello, o dal volto imperioso e crudele come quello di Cesare Borgia, ritratti di Leonardo e ritratti di Tiziano, ritratti di Paolo Veronese e di Raffaello, chi, chi mai resisterà al fluido di vita che emana da voi, mentre, tutte le altre parvenze di arte sembrano cosa morta? È bastato l’ambiguo vostro sorriso, Monna Lisa del Giocondo, a far sognare, da centinaia di anni, chiunque senta che il più