Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/136

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mein liebe tirol 129

in fondo alla veranda, il suo istrumento, la zithar, fra la cetra e la chitarra, a corde gravi e sonore, frementi al minimo tocco: le quattro donne e l’altro uomo, il cantante, un bellissimo giovane bruno ridente, dai denti bianchi, si disposero in semicerchio, e il canto cominciò. E una profonda meraviglia c’invase per quelle armonie lente e nobili, talvolta spiranti una tristezza rude e sobria, per quelle armonie vivaci e fresche di un carattere originalissimo, a nulla rassomigliante. Le voci erano alcune forti e piene, alcune sottili, alcune sorde, ma riunite in una fusione perfetta, tanto da parere concertata, da maestri sapienti, lunghissimamente studiate e concertate. Toccante, penetrante, la zithar accompagnava, sotto le dita del suonatore, quel mirabile canto in cui il giovine che cantava, metteva la melodia di una voce bassa, modulata nelle tonalità più commoventi, che hanno le voci basse. Io non sapevo che fossero quei canti: non ne comprendevo le parole: la loro lingua era ignota: la medesima melodia tutta montana, tutta nordica, mi era estranea, Ma io intendevo, nei miei nervi, nel mio cuore,