Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/145

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138 lettere d’una viaggiatrice

Genova, in tutta la sua espressione mondiale. Tanta gente straniera, è vero, discende, in questi quattro mesi a Firenze, a Roma, a Napoli, ma molta gente, risale subito a Genova, ma dell’altra, oltre tutta la prima, vi arriva da altri paesi, tanto che fra la folla di arguti genovesi che si agita nella stazione, fra i modesti viaggiatori italiani di seconda classe, che vi giungono, stipati come sardelle e traboccanti dalle carrozze con un grande sospiro di sollievo, gli sleeping-cars zeppi di tedeschi e d’inglesi, i vagons-restaurants pieni di americani, di russi, di ungheresi, di spagnuoli, i treni express composti solo di una prima e di una seconda classe, i treni di lusso composti solo di prima classe, e i treni specialissimi, di estremo lusso, diciamo così, fatti solo dei vagons-lits o dei vagons-restaurants; immediatamente vi danno il senso di trovarvi fra la gente di tutta l’Europa, cioè fra la gente di tutto il mondo, la più ricca e la più vagabonda, le più ricca e la più malinconica, la più ricca e la più gioconda, la più ricca e la più malata, la più ricca e la più ardente a vivere, ma sempre la più ricca: