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tutti quei paesi del sole e del mare, del riposo e della gioia, della eleganza e della malattia, del lusso e della squisita corruzione. La mia piccola coscienza italiana tentava reagire contro quell’assorbimento: avrei voluto essere una frazione più grande d’Italia, avrei voluto che altri, che venti altri, che cento altri, fossero meco, acciò anche noi fossimo un lato importante di Cosmopoli, ma ero sola e non potevo che rappresentare una pietruzza del mosaico, inavvertita, in quell’incognito profondo di Cosmopoli che è una delle delizie di questi viaggi, dove tutti s’incontrano e dove nessuno sa o saprà mai dell’altro!



Ebbene, non oltre Ventimiglia solamente, vive fra l’inverno e la primavera, in residenza di tre settimane, d’un mese e anche più, questa massa di stranieri in cui, diciamolo, le donne, le signore, sono in grande preponderanza. Cosmopoli è eccessivamente femminile — e ha il maggior amore dei paesi caldi. Tutta la bel-