Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/190

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viaggio a cosmopoli 183

chiava un ritornello, ma se un titolo di un’opera sfuggiva alle labbra di qualcuno, ma se, furbamente, gli domandavano di non so che sua canzone, le sue mani si mettevano a scorrere sui tasti, e, pian piano, a uno di noi, a due, a tre, egli cantava le sue più belle romanze, quelle che aveva composte ieri, egli ci cantava tutto quello che volevamo, suggerendogli, noi sommessamente, il nome a noi più gradito, dicendogli il primo verso di quell’aria di Caldara, che è una delle più nobili espressioni dolorose musicali, il primo verso di quella Nina di Pergolese, che è tutto un singolare strazio giocondo di melodia!... Oh tempi così lontani e non obliati giammai, in cui, al contatto di quell’anima canora, al contatto di questo talento, dove la divina armonia ha messo la sua sede più eletta, noi sentivamo schiudersi novelle sensazioni e aprirsi innanzi alla giovine mente sogni e fantasie d’arte e di vita....