Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/211

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204 lettere d'una viaggiatrice

timila lire, vi fossero dei giuocatori di poveri scudi da cinque lire, o giuocatori da pezzi di cento lire in oro, regnare l'impassibilità più grande, voluta, imposta, forse, ma sorgente, forse, dal medesimo segreto ardore del giuoco. Impassibili, gli uomini di tutte le nazioni, di tutte le età, di tutte le condizioni: impassibili le donne, dalle più giovani alle più vecchie, dalle più brutte alle più belle, dalle più ricche alle più povere, impassibili, esse, che sono così nervose, che amano tanto il danaro, che adorano il giuoco, e che, in fondo all’anima loro, si disperano di perdere e si esaltano nel vincere; impassibili, lasciando passare il soffio del destino sulle loro teste, senza sorridere e senza impallidire.



Ma se tace la voce umana, continuo, continuo, in tutti gli angoli, in tutti i vani, presso ai tavoli e lontano dai tavoli, è il tintinnio del denaro, quel tintinnio cristallino e metallico. Gli scudi d’argento vanno, vengono, saltano