Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/247

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
240 lettere d’una viaggiatrice



Colà, io ho visto più da presso colei che fu fulgida di beltà, di grazia, di possanza, sovra il maggior trono di Europa, colei che toccò l’apice della gioia umana come donna, come sposa, come madre, come imperatrice, e che vide sparire tanta la luce della sua vita, così, sotto un uragano di dolore. Ora, da quasi quarant’ anni, ella è entrata nell’ombra: e ombra ha voluto essere ella stessa, nelle immutabili vesti nere, nel suo costante raccoglimento, nei suoi lunghi viaggi, compiuti, senza pompa, senza rumore, nel più perfetto incognito, nelle sue dimore in paesi lontani, in angoli ignorati, e pieni della poesia del silenzio. Ombra... mentre nel pallido volto, dove la tristezza ha messa la sua sede augusta e ineluttabile, quasi quasi l’occhio rintraccia le linee della antica bellezza, mentre nel corpo che la vecchiaia ancora non vince, la memoria ricerca la bellissima curva delle spalle e la grazia di ogni movenza, negli occhi si scorge, come l’eterno velo della ma-