Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/365

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358 lettere d’una viaggiatrice

nella montagna, che sei la risurrezione e la vita, nell’aria non fresca, ma fredda, fra i primi cinguettii degli uccellini, fra le prime strida dei piccioli grilli, fra il ronzìo ancora sottile dei mosconi che diventerà grave, nell’ora più calda meridiana! L’aria ha tale una finezza, tale una leggerezza, essa è così deliziosa, che non solo voi la respirate profondamente, sino ad ineb briarvene, ma la sentite penetrare in voi, nel cuore, nel cuore, per rinfrescarlo, per sollevarlo, per guarirlo, per dargli l’energia e per dargli la forza. E andate, andate, nei prati ove le genziane ammiccano con le loro delicate tinte violette, ove ride la vainiglia delle Alpi, ove il timo esala fragranze delicate, ove il fieno è stato pur adesso tagliato, lasciandovi i suoi odori vivificanti: andate, sotto i boschi, per l’alto sentiero che vi conduce sempre in su, sempre; guardate l’alta volta del cielo, fra i rami, guardate ogni apertura, i ghiacciai candidissimi sotto il sole e andate, ancora, in su! Siete voi o è un altro, colui che sale? Chi vi fece così più giovane, così più lieto, così più lieve, come se vi spuntassero le ali, per vola-