Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/412

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l’orrido di busserailles 405

collera del fiume contro le rocce del fondo, contro le pareti granitiche del precipizio: esso batte, batte, si arrotola, si dirupa, si precipita, furibondo della chiusura, degli ostacoli, dell’ ombra. Guardando giù, voi non vedete che una bianca e ampia schiuma, che attacca i massi, con un fragore di cannonate; e in quel momento, come un’ebbrezza di paura, come il delirio dell’orribile, vi consiglia una cosa pazza, disperata: buttarvi giù. Vi pare che tutto sia morto, il sole, l’aria e la beltà: vi pare che tutto sia sparito, di quanto era dolcezza e passione dell’esistenza: vi pare che non valga la pena di vivere, più, per nessuno: anzi non vi pare più niente: non sentite che l’ubriachezza crescente e vertiginosa di questo luogo orribile dove siete, non sentite che la potenza brutale del masso e dell’acqua, che combattono da centinaia di anni e innanzi alla quale ogni forza umana è derisione: non sentite che un fragore immenso, non vedete che una penombra paurosa, non toccate che l’implacabile macigno, e sul poco legno che sostiene la poca vostra persona, voi vi piegate,